Oltre diecimila specializzandi sono necessari negli ospedali italiani, ma ritardi burocratici bloccano l'assegnazione delle borse necessarie per la loro formazione.
Il futuro del sistema ospedaliero italiano è a rischio a causa della mancanza di specializzandi, professionisti indispensabili per il funzionamento degli ospedali. Secondo le stime, nei prossimi tre anni sarà necessario formare più di diecimila «specializzandi di area sanitaria». Questa categoria comprende biologi, chimici, farmacisti, fisici, odontoiatri, veterinari e psicologi, i cui ruoli sono essenziali per il supporto alle equipe mediche e per il benessere dei pazienti.
Nel 2026, il ministero della Salute ha dichiarato che la domanda formativa raggiunge quota 3.530 specializzandi, con migliaia di candidati che hanno superato i test annuali per accedere alle scuole di specializzazione. Tuttavia, le attività didattiche per il ciclo 2025-26 non sono ancora cominciate, lasciando gli aspiranti specializzandi in una situazione di attesa e incertezze. Abituati a programmi ben definiti, si trovano ora bloccati dal ritardo del ministero dell’Università nell’assegnare le borse di studio. Senza questa comunicazione, i candidati non possono immatricolarsi e le università non possono iniziare i corsi necessari alla specializzazione.
Stefano Semeraro, un fisico che ha superato l'esame di ammissione all'università di Padova, ha condiviso la frustrazione di molti: "Ci troviamo in un limbo: pronti a iniziare la formazione ma impossibilitati a immatricolarci". Questo stallo è aggravato dal fatto che le responsabilità sembrano passarsi tra i ministri competenti, ovvero quelli per l’Università, Salute ed Economia, senza che venga trovata una soluzione.
I fondi per le borse di specializzazione ci sono: l’ultima manovra ha previsto un finanziamento di 34 milioni di euro per il 2025 e 32 milioni per i successivi anni. Tuttavia, il procedimento è bloccato in attesa di un decreto del ministero della Salute, necessario per stabilire il numero di posti disponibili da assegnare alle varie università. Se questa situazione non cambia, non sarà possibile tornare alla normalità.
Le borse disponibili per gli specializzandi di area sanitaria sono significativamente inferiori rispetto a quelle riservate ai medici, ammontando a circa 4.800 euro all’anno, contro i 22 mila euro degli altri specializzandi. Inoltre, le borse sono riservate a chi ha un reddito lordo non superiore a 7.750 euro, una cifra che rende difficile per molti studenti completare la formazione senza ricorrere ad altre fonti di reddito.
Il ritardo nell'assegnazione delle borse è da considerare strutturale; il 20 maggio è stato firmato un decreto ministeriale che ha trasferito fondi per l’anno 2024-25, ma non ci sono aggiornamenti per l’attuale anno accademico, ormai quasi concluso. Né la protesta degli specializzandi, che hanno manifestato il 24 maggio, né le sollecitazioni dei sindacati, ordini professionali e parlamentari sono riusciti a sbloccare la situazione.
Molti specializzandi hanno rinunciato a opportunità di lavoro, confidando nella loro formazione e ora rischiano di sprecare un intero anno. Con l'avvicinarsi di scadenze cruciali, il tempo stringe. Se il governo non interverrà, potrebbe essere necessario ripetere l'intero processo di ammissione per l'anno successivo. L'Università di Firenze, ad esempio, ha fissato al 30 giugno la scadenza per la validità della graduatoria del test di ammissione, creando ansie tra gli aspiranti specializzandi, che si chiedono se dovranno affrontare nuovamente il processo di ammissione se la scuola non inizierà entro quella data.
La paralisi del sistema formativo non ha solo ripercussioni personali: gli specializzandi svolgono ruoli cruciali negli ospedali, che affrontano carenze di organico. Se da un lato operano nel campo dell'odontoiatria per pazienti vulnerabili, dall'altro aiutano nel settore della radioterapia per i pazienti oncologici e nelle valutazioni neuropsicologiche.
Stando alle testimonianze di alcune strutture ospedaliere universitarie, la carenza di fisici medici è già oggi un problema serio, con gli organici che non riescono a supportare l'aumento del carico di lavoro. Non possiamo permetterci di far mancare una generazione di professionisti fondamentali per il nostro sistema sanitario, e il governo è invitato a mobilitarsi per evitare che questa situazione si protragga nel tempo.
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